Giuseppe Gambaretto:
un classico del Novecento
Mostre
Critica estetica del prof. Fausto Benvenuto
Arrampicando gli specchi autoriflessivi del grande Maestro Giuseppe Gambaretto, è per me un onore illustrare la sua vastità artistica.
Il distacco dalla sua vita terrena mi permette di affiancarlo alla migliore pittura impressionista del Novecento.
Nella sua ricerca spirituale non troviamo le tinte fosche del secolo chiuso o la luminosità eccitata di un Caravaggio, ma sempre una pennellata morbida e suadente che ci salva dagli abissi inquieti dello smisurato Van Gogh.
Colori adagiati, armoniosi, cromaticamente equilibrati e sfumati, quasi mai fragorosi, mai bruciati.
Sublime capacità di introspezione psicologica nell'autorevolezza degli sguardi impressi, che rapiscono sempre lo spettatore uncinato, il tratto agile e deciso, l'accademia di un moderno Raffaello real impressionista, i volti scavati in capolavori chiari e rotondi, paesaggi struggenti lontani dalla macroscopica follia del mondo metropolitano.
Sculture che bramano lungimiranza.
Questo è per me Giuseppe Gambaretto.
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Giuseppe Gambaretto
(padre di Ettore)
nasce in provincia di Verona l'otto maggio 1909.
Frequenta in città l'Accademia di Belle Arti , in un'epoca feconda, insieme ad artisti come Manzù.
Ancora giovanissimo e promettente apre una mostra permanente di pittura nel palazzo "Bevilacqua".
Nel 1936, sulla scia di un successo sempre crescente, si trasferisce nella grande mela di Milano, dando spazio all'allestimento di mostre personali e collettive.
Muore ad Albisola, presso i parenti più cari, nel 2001.